La fondazione - Il Pio Istituto Pavoni

La fondazione, in spirito di continuità con le volontà del fondatore dell'IPAB PIO ISTITUTO PAVONI e di tutti coloro che hanno contribuito alla sua iniziativa beneficiandola con elargizioni, contributi, legati ed altre sovvenzioni, ha lo scopo di educare ed istruire il sordo in ogni ordine di scuola, università compresa.

E' altresì compito della fondazione l'inserimento sociale e lavorativo del sordo mediante l'avviamento professionale e l'organizzazione di attività culturali, sportive e ricreative.

La fondazione dovrà raggiungere tali obiettivi con iniziative proprie. Qualora ciò non fosse possibile potrà avvalersi di convenzioni con università, enti o associazioni qualificati.

Dal libro "Persone di Parola" di Vittorio Nichilo

Presentazione

Quando abbiamo avuto l'idea di ricostruire la storia della Fondazione Pio Istituto Pavoni, immaginavamo solo in parte quanto la storia passata attraverso le mura dell'edificio di via Castellini al civico 5 fosse legata alla storia di Brescia.

Il nostro desiderio era quello di mettere in luce il profondo legame esistente tra l'Istituto Pavoni e i sordi bresciani, che dalla prima metà dell'Ottocento hanno trovato in esso un forte punto di riferimento.

Con questo obiettivo, abbiamo affidato il compito di indagare i "segreti" della Fondazione di via Castellini al giornalista e storico Vittorio Nichilo.

In questi "appunti", frutto di una documentazione attenta e precisa, l'autore ripercorre non solo la storia dei sordi nella società bresciana ma la storia stessa della nostra città.

Accanto alla figura del beato Lodovico Pavoni, che proprio nella prima metà dell'Ottocento ha fondato l'istituto omonimo e si è prodigato in favore dei non udenti, la prosa vivace di Nichilo dà vita a figure che hanno segnato la storia di Brescia.

L'autore sottolinea come già nel Seicento il gesuita Francesco Lana si interessò ai sordi, allora emarginati ai confini della società. Nel Settecento si prese cura di loro il confratello Federico Sanvitale. Più tardi, nell'Ottocento, lasciarono un segno nella storia del Pio Istituto Pavoni la contessa Paolina di Rosa, poi religiosa con il nome di Maria Crocifissa, e Giacinto Mompiani, Entrambi attivarono iniziative nel campo dell'educazione dei sordi.

Tra i sostenitori dell'Istituto, Nichilo ricorda nomi eccellenti della storia della Leonessa, come i conti Pancera di Zoppola e Soncini.

O ancora, lasciarono un segno nelle aule di via Castellini insegnanti ed educatori come padre Moretti o ex allievi, diventati in seguito celebri artisti, come il pittore Antonio Stagnoli. Quest'ultimo si racconta in una viva intervista raccolta in appendice. Tutte "Persone di parola", come si è voluto definirle nel titolo di questo libro.

Una ricerca, quella pazientemente realizzata da Vittorio Nichilo, capace dunque di intrecciare la vita quotidiana all'interno dell'istituto alle vicende storico-politiche che coinvolsero la nostra città nei secoli scorsi; dentro e fuori le mura della Fondazione che da decenni affianca i sordi bresciani nella loro battaglia per un'integrazione sempre più reale nella società.

Il Consiglio di Amministrazione
Fondazione Pio Istituto Pavoni
Tecla Braga,
Gianpaolo Piatti,
Mario Rinaldini
Cesarina Zanelli
Alberto Zuanazzi


L'Autore a chi legge

Il senso di un cammino, anzi meglio le sensazioni di un cammino: nasce da questa idea Persone di parola: una storia dell'istituto ora fondazione Pio Pavoni per i sordomuti vista dal di dentro, quasi un ritratto di famiglia.

Il beato Lodovico Pavoni è una figura conosciutissima e molto studiata nella storiografia bresciana ma non solo. Conosciute e studiate in momenti diversi differenti epoche dell'istituto. Desiderio della fondazione Pio Pavoni era però una storia per così dire sentimentale delle proprie vicende nel senso di un testo che cercasse di lumeggiare i personaggi che ne hanno fatto parte, rievocandoli nella loro umanità concreta, in uno scritto che fosse accessibile allo stesso tempo scientifico.

Le vicende legate ad istituti come il Pavoni spesso, per un caso singolare, si riducono col tempo spesso a elenchi di date e busti di marmo su cui si deposita polvere. Ridare vita, ridare sapore a quelle date e a quei volti immobilizzati in marmi e ritratti mi è sembrata una sfida che avesse un senso raccogliere: fornire un punto di partenza per chi poi vorrà approfondire le vicende di una realtà. Tanto più che la storia del Pavoni permette un viaggio in quella storia bresciana fatta di enti assistenziali che hanno costituito e costituiscono uno dei punti fermi della nostra storia.

Ripercorrere questo viaggio a ritroso ha permesso di misurare quanto si sia fatto, a partire dalla fine del Settecento, nell'affrontare situazioni di disagio di vario tipo in generale e legate al sordomutismo in particolare nel nostro caso. Ne è emersa una galleria di persone che hanno combattuto palmo a palmo per conquistare per sé e per gli altri una pienezza di vita altrimenti negata, pienezza di vita che nel caso del Pavoni era ed è quell'imponderabile bene che è la parola.

Quelle persone di parola che danno il titolo al volumetto sono infatti tutti quelli che, dagli allievi dell'istituto di un tempo e ai loro benefattori a quanti si riconoscono nella Fondazione Pavoni oggi, hanno mirato con volontà tenace alla parola o con la propria parola hanno reso possibile tutto questo.

Vittorio Nichilo



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